Di Pasqua, cioccolato e restauro

Pensavate di esservi liberati di me?

Eh, no! Mi sono presa un mesetto abbondante di pausa di riflessione….a dire la verità sono stati quasi due mesi di lavoro talmente pesanti che una volta a casa la sera, il divano aveva lo stesso appeal di Colin Firth.

Il problema, tuttavia, non è stato solo quello di lavorare troppe ore (di questi tempi poi, non bisogna proprio lamentarsi). No, il problema è che quando ci sono questi periodi – sempre troppo lunghi per i miei gusti personali – in cui lavori troppe ore, ci sono una serie infinita di cose che non trovi il tempo di fare e che rimandi al primo ponte che ti capita, festa nazionale o vacanze…in questo caso vacanze di Pasqua. Lo so che vi ho appena strappato il classico sorrisetto tipico di coloro che sanno di cosa sto parlando e che si sono ritrovati in questi giorni a rendersi conto che quella lista non è stata minimamente intaccata dalla penna … ergo non avete fatto un’emerita mazza di quello che vi eravate ripromessi. Tipico no?

Lo stesso grande errore l’ho fatto anche io, con la differenza che a rimanere indietro sono state parrucchiera ed estetista….e su donne, sapete cosa significa.

Ebbene ieri è avvenuto il restauro e sono ritornata ad essere una donna normale!

Giuro che non ricapiterà più, le punte dei capelli non erano più doppie, erano quadruple. Non parliamo dello status “orso polare in letargo” delle gambe.

Comunque, restauro a parte, questi giorni di festa (sempre troppo pochi, ovviamente) per me hanno portato nell’ordine: cioccolato, cioccolato e cioccolato, rigorosamente fondente. Ho anche provato a fare la colomba, ed è venuta pure bene, ma non mi dà la stessa soddisfazione del cioccolato.

Un sentito ringraziamento va a Cristoforo Colombo per averlo importato in Europa (almeno questo glielo dobbiamo….).

Non me n’è mai fregata una beata cippa degli effetti benefici e non di questo spettacolare alimento, lo mangio e basta (come tante altre cose, d’altronde). Se dovessi dare ascolto a coloro che ogni due per tre se ne escono con teorie sui pro e contro del cioccolato in pratica non dovrei lavorare per leggerle tutte. Ergo, non lo faccio e lo mangio, punto.

E poi come dimenticare gli anni dell’infanzia in cui non si vedeva l’ora di aprire le uova di Pasqua la domenica? Era un po’ come quando la mattina del 25 dicembre aspetti di aprire i regali di Natale. Personalmente, quando ero piccola, cercavo sempre modi nuovi per cercare di aprire le uova prima del previsto, non solo per vedere che sorprese erano contenute all’interno (oggetti assolutamente insignificanti – questa cosa non è cambiata nel corso degli anni) ma anche per mangiare un po’ di cioccolato.

Le mie tecniche erano principalmente due e sempre efficaci:

– aprire con assoluta precisione l’uovo sul lato anteriore, quello con l’etichetta enorme di carta, in modo da non fare notare il buco proprio grazie alla sopraccitata carta.

– aprire l’uovo sul lato posteriore nella parte con maggiori pieghe in modo da poterlo “richiudere”.

Adesso che ho oltrepassato i 30 non ricorro più a questi stratagemmi, apro direttamente il mio uovo (ebbene sì, io ricevo ancora un uovo di Pasqua alla mia “veneranda” età). Ovviamente 1/2 giorni prima di Pasqua: questa abitudine, nonostante gli anni, almeno non è mai cambiata.

Happy Easter folks!

xoxoxo

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4 thoughts on “Di Pasqua, cioccolato e restauro

  1. Assolutamente sì, diamo una miriade di cose per scontate, una fra tante è proprio il cibo a nostra disposizione. Anche i miei nonni mi raccontavano spesso delle varie difficoltà economiche avute in passato, magari in periodo di guerra. Mia madre si ricorda ancora come i mandarini a Natale fossero un lusso e una festa così come certi tagli di carne. Siamo proprio una generazione privilegiata sotto molti punti di vista.

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  2. Il tuo post mi ha ricordato un aneddoto che raccontava spesso mia nonna.
    Lei diceva che da bambina aspettava tutto l’anno che arrivasse il Natale, perché sapeva che per quella festa le sarebbe stato regalato un cioccolatino. Allora quel minuscolo pezzo di cioccolata era un lusso inimmaginabile, che ci si poteva permettere appunto soltanto una volta l’anno. Adesso invece, diceva mia nonna, se ho voglia di un po’ di cioccolata vado al supermercato e me ne compro una stecca larga così e spessa così per un euro e spiccioli.
    Mia nonna ci faceva questo paragone per farci capire che adesso ogni giorno é festa, ogni giorno é Natale, perché ora possiamo permetterci di fare tutti i giorni delle cose che soltanto pochi anni fa erano delle comodità inaccessibili. E quindi finiamo per darle per scontate, non le apprezziamo nella giusta misura e non siamo mai contenti. Sei d’accordo?

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