Sono un cyborg

Ve lo avevo già detto che insegno inglese, vero?

In questi anni ho avuto il privilegio (perché di questo si tratta) di incontrare e conoscere centinaia di studenti, tutti di età diverse ma soprattutto con personalità fra le più disparate. Sì perché c’è:

  • quello taciturno che non tira fuori una parola nemmeno se ti metti in ginocchio sui ceci e preghi;
  • quello chiacchierone che – al contrario del primo – non smette di parlare nemmeno nella condizione di cui al punto sopra;
  • quello del “vengo a lezione solo perché mi ha obbligato mia mamma” – vi lascio immaginare l’enorme facilità nel conquistare la fiducia di tale soggetto e nel suscitarne l’interesse;
  • quello del “queste cose già le so” che dopo 5 minuti vede – irrimediabilmente e ovviamente – crollare le proprie certezze e assumere questa espressionea59375599f9ea2d185ca68440bc91fd4
  • quello del “tanto se non vai in Inghilterra l’inglese non lo impari” detto con atteggiamento saccente – a cui (anche se sempre e solo mentalmente) seguirebbe la mia risposta “allora perché sei qui?”
  • quello che “è inutile che mi impegno tanto la prof ce l’ha con me” (ADORO)
  • quello del “se facciamo lezione una volta a settimana per due mesi pensi che potrò sostenere la certificazione linguistica?” (i soggetti in questione sono solitamente livello ABC e mirano a diventare John Peter Sloan) –  Come no! Ora pratico una bella incisione nella mia testolina, la apro e trasferisco direttamente il contenuto nella tua capoccia. Facile no? Scherzi a parte….non ci crederete ma è una delle domande più gettonate che mi sono vista chiedere in 10 anni.

Ma arriviamo alla mia categoria preferita che include quegli studenti con i quali il rapporto va oltre la semplice lezione: parlo di conoscenza, quella vera, quella che arriva alla condivisione di cose più o meno personali, parlo di risate (a dire la verità quelle non mancano mai nelle mie lezioni – ho i testimoni!) e talvolta anche di pianti. Sia ben inteso, tutto in inglese eh? 🤣

Circa due settimane fa ho fatto lezione con una ragazza che conosco ormai da un paio di anni e proprio questo concetto di condivisione l’ha portata a dirmi: “Erica, ma tu sei un cyborg”.

Tranquilli, la ragazza è ancora viva, non è stata sottoposta a frustate sulle mani o altro tipo di punizione corporale, né tantomeno è stata costretta a restare in piedi in un angolo per mezzora. 644721_150913971715374_2033352526_n

Momento Signorina Rottermeier a parte, detta così sembra che io abbia un cuore di ghiaccio e non è così (o forse sì? 😉). L’esternazione della suddetta ragazza è dovuta a una mia caratteristica: cerco sempre di razionalizzare i problemi. Qualcuno lo potrebbe vedere come un difetto, personalmente lo vedo come un pregio.

Sia ben chiaro, non si tratta di sminuire la gravità della situazione.

Va da sé che questa “tecnica” venga applicata anche quando a me e a manager capitano imprevisti in viaggio. Vi dirò di più: questa caratteristica in viaggio è ancor più preziosa visto che dei due – specialmente all’estero – è lui quello che se ne esce per primo con la frase: “E adesso?”

Nelle nostre #travelrules vi abbiamo detto che siamo dei programmatori seriali (le avete lette vero? Altrimenti cliccate qui). Alla fine del nostro viaggio a Londra abbiamo rischiato di arrivare a Cambridge invece che all’aeroporto di Stansted perché, presi dalla foga di salire sul treno….abbiamo sì azzeccato il binario, ma siamo saliti sul treno prima del nostro. Fatto sta che notando dopo 20 minuti che nessuno dei passeggeri aveva un bagaglio …. mi è giustamente salito il dubbio, ho chiesto informazioni a una ragazza seduta vicino a me e SBAM! Per fortuna scendendo alla stessa fermata della nostra salvatrice potevamo riprendere il treno giusto e così abbiamo fatto.

Non vi dico la faccia di manager quando ha scoperto che eravamo sul treno sbagliato.

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Questa è stata la mia ⬇️

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E voi come reagite solitamente quando avete un problema o un imprevisto?

xoxo

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14 thoughts on “Sono un cyborg

  1. Razionalizzare il problema is a way of life anche per me. Ti dirò che con due bambini piccoli è utile, soprattutto quando sei in ritardo, devi portarli a scuola e andare a lavorare e mentra stai chiudendo la porta uno dei due immancabilmente si ricorda di: a)fare la cacca b)prendere un libro/quaderno/merenda che ha dimenticato c)cade e si sporca/fa male/rompe qualcosa che ha in mano.
    Insomma evitare di sclerare serve, nella vita 🙂
    in viaggio era tutta in discesa, ma non avevo figli (ecco perchè non vado mai via con loro????)
    ps. la lista degli studenti è strepitosa.

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  2. Bellissima rassegna della tipologia di allievi, ce ne sono proprio di tutti i tipi; immaginiamo che con la giusta dose di pazienza l’insegnamento riservi tantissime soddisfazioni.
    Sei una cyborg? Nel nostro mytravelrules manco a farlo apposta c’è un punto in cui specificatamente diciamo che “non siamo cyborg” 😀
    Se non ci fossero problemi ogni tanto, non si uscirebbe dalla propria comfort zone, e un atteggiamento di quel tipo è l’ideale per risolverli.

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  3. In caso di imprevisti, prima recito tutti i santi del calendario (l’idea delle bestemmie in serbo-croato però mi sembra migliore) poi mi dico che la sfiga non arriva mai da sola, quindi cerco di trovare una soluzione, preparandomi mentalmente ad altre sciagure. Hai presente l’immagine da film dei passeggeri di un aereo al comando Brace Brace Brace? Ecco, io mi immagino un po’ così…

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  4. Be’ io come prima cosa cerco di trovare il lato positivo.. poi se la sfiga continua mi dispero! (Mi è capitato anche di dire: no vabbè torniamo a casa..).
    Però lo ammetto. Gli imprevisti mi hanno anche portato fortuna… come quella volta che una strada sbagliata mi ha fatto conoscere un meraviglioso borgo medioevale al confine tra Spagna e Francia. Una perla dei Pirenei che altrimenti non sarebbe stata nei nostri piani.
    Ma ora vado a leggere le tue travel rules, sono curiosissima!
    😘

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    1. Giusto, c’è un limite a tutto, va bene essere positivi ma se la sfiga continua….
      secondo me cercare di trovare il lato positivo aiuta anche a trovare prima la soluzione, non credi?
      Ammetto che non è sempre facile e che i 5 minuti in cui vorrei distruggere la prima cosa che mi capita tra le mani li ho avuti anche io da brava cyborg (stile scatenate l’inferno! …) con il povero manager che non sapeva come gestirmi! 🤣
      A presto
      Erica

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  5. Imprevisti? Molti, tanti e troppi, sia nella vita quoridiana che nei viaggi. Come reagisco? Reagisco in ogni caso, a volte mi arrabbio a volte rido ed altre rido e piango in contemporanea. L’importante è non farsi prendere dal panico, respirare come in una lezione di yoga e attaccarsi a tutti i ciacra possibili ed immaginabili 😂

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  6. Non a caso nelle mie travelrules al primo punto ho scritto: “attenersi al programma”. Detesto gli imprevisti e divento isterica se qualcosa va storto. Per fortuna mio marito mi riporta alla realtà, rzionalizzando, come fai tu. Vi ammiro molto, perchè a me va subito in fumo il cervello 😀
    Detto questo, lavorare con bambini e ragazzi mette a dura prova. Cyborg non me lo hanno ancora detto, ma inizio a prepararmi una risposta “just in case” 😉

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    1. Il “Just in case” dovrei scrivermelo sulla copertina dell’agenda….Giusto per non dimenticarmelo mai 😂
      Comunque il bello sta nell’avere vicino una persona che possa controbilanciarti quindi siamo fortunate! 😊

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